TTIP, il cavallo di Troia delle lobby Usa che assediano l’Ue

di Giovanna Borrelli

Foto: openDemocracy/Flickr

Questione di affari. Seppure dalle parole rassicuranti del Commissario al commercio europeo Karel De Gucht sembra che le sorti della crisi mondiale siano legate alla stipulazione del TTIP tra Usa e Ue, nascono attorno a questo trattato sempre più perplessità circa la sua efficacia.

Oggi si è conclusa a Bruxelles la quarta fase dei negoziati del Transatlantic Trade and Investment Partnership (il Trattato di liberalizzazione sul commercio e gli investimenti tra Europa e Stati Uniti).

Iniziato lunedì scorso, questo ciclo di incontri non ha avuto grande risonanza sui media, anche perché i documenti ufficiali rimangono ancora segreti e le uniche informazioni vengono dalle comunicazioni ufficiali dei partecipanti e dalle istituzioni.

Un novità sulla documentazione alla base dell’accordo, però, l’ha introdotta il CEO (Corporate Europe Observatory, organismo indipendente che da anni produce materiale di inchiesta e approfondimento sulle attività dell’Ue), che lo scorso dicembre ha diffuso un dettagliato rapporto sulle presunte falle di questo negoziato desunte da un documento trapelato da quelli ufficiali.

Nel rapporto si contesta al TTIP la reale ragione sottesa all’interesse di queste negoziazioni: la costruzione di un unico grande mercato che, di fatto, favorisca solo le grandi lobby internazionali. L’obiettivo è quello di ottenere l’abbattimento delle cosiddette Barriere Non Tariffarie, cioè divieti di importazione e tasse specifiche che, attualmente, impediscono l’introduzione in Europa di prodotti come carne agli ormoni, pollo lavato col cloro, ftalati nei giocattoli, residui di pesticidi nel cibo, Ogm etc.

Ma come arrivare ad un tale risultato? Attraverso l’uniformazione dei regolamenti tra Usa e Ue. Secondo la valutazione del Ceo questa uniformazione rappresenterebbe un modo per aggirare quel “principio di precauzione”  a cui l’UE fa spesso riferimento in casi di rischio per la salute dei cittadini e per la tutela dell’ambiente. Il proposito principale sarebbe quello di permettere alle grandi lobby, statunitensi e europee, di cooperare nella scrittura delle leggi sul commercio attraverso una complicata procedura di analisi di rischi e benefici di ogni proposta avanzata dalle parti. A fare da garante in queste valutazioni ci sarebbe un nuovo organismo, costituito ad hoc dal TTIP, il Regulatory Cooperation Council. Esperti della Commissione Europea e del ministero Usa competente (provenienti dalle due principali organizzazioni di commercio, la BusinessEurope e la US Chamber of Commerce) valuterebbero l’impatto commerciale di ogni marchio, regola, etichetta che si volesse introdurre a livello nazionale, federale o europeo. A sua discrezione, a seconda delle situazioni, potrebbe decidere di ascoltare imprese, sindacati e società civile.

Nelle valutazioni d’impatto entrambe le parti sarebbero obbligate a tenere in grande riguardo gli interessi economici dell’altra.

Il punto centrale della critica al nuovo sistema di regolazione sta proprio qui: se le decisioni della Commissione devono tenere conto delle ripercussioni che possono avere sull’economia degli Sati Uniti, è facile immaginare che tutte andranno in una direzione che favorisca gli interessi d’oltreoceano per non tradire il Trattato. Le regole che oggi garantiscono in Europa alti standard di qualità dei prodotti alimentari, la tutela della denominazione di origine e tutte le misure di sicurezza per la salute dei cittadini e per l’ambiente sarebbero sottomesse o legittimamente contrapposte al principio del profitto economico. Qualsiasi regolamentazione pubblica, con la scusa della tutela della competizione e degli investimenti, potrebbe essere messa in secondo piano rispetto alle esigenze delle aziende e dei mercati. La risoluzione del problema dell’uniformità dei regolamenti è un presupposto essenziale senza il quale il supporto degli Usa al Trattato sarebbe negato.

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Molti movimenti sociali internazionali (D19-20 Alliance, Alter Summit, Seattle to Brussels Network, European ATTAC Network and Blockupy) hanno accolto tutti questi dubbi sul TTIP e si sono dati appuntamento ieri dalle 10 davanti alla sede della DG Trade a Bruxelles per contestare il negoziato.

Anche in Italia è nata la Campagna Stop TTIP Italia che promuoverà nelle prossime settimane appuntamenti di confronto, formazione e mobilitazione con l’intento di informare sugli effetti che avrebbe l’approvazione del Trattato e fare pressione perché tale rischio sia scongiurato.

Anche il premio Nobel per l’Economia, Paul Krugman, esprime forte scetticismo sui benefici di questo accordo. Secondo l’economista statunitense, in un sistema commerciale già molto aperto come quello di oggi, le misure previste dal Trattato non inciderebbero sul piano economico, ma solo sui brevetti, sui marchi e altri diritti di questo tipo. Guadagno garantito per le imprese che godrebbero di una maggiore protezione del loro monopolio.

Ma allora, quale vantaggio per i cittadini?



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