Sulla Terra si sta al “calduccio”

di Rossana Andreato

La superficie terrestre si sta davvero “scaldando”. La temperatura media sarebbe cresciuta in pochi decenni di circa 0.6 C°. Lo rivelano due studi nati e sviluppatisi in modo indipendente ma che concordano perfettamente nei risultati. A condurre questi studi sono stati il Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA  e il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

Secondo le rilevazioni del GISS ci sarebbe stato un aumento di 0.6 C° rispetto alla temperatura media del periodo 1951-80, scelto come riferimento, in quanto dalla metà del secolo scorso le attività antropiche sarebbero cresciute molto velocemente, ma anche perché da quel momento le osservazioni e i dati raccolti sarebbero più numerosi, precisi e attendibili. L’aumento si attesta a 0.63 C° considerando invece tutto il XX secolo. E il NOAA si allinea perfettamente con questi dati, con 0.58 C° e 0.62 C°, rispettivamente. Questi sono valori medi, ma come si può vedere dal video riportato, reso disponibile dalla NASA, ci sono delle zone dove l’aumento di temperatura sarebbe stato anche maggiore.

Sono cambiamenti che potrebbero sembrare di poco conto, ma che nel delicato equilibrio naturale, generano effetti di grande scala, che cominciano ad essere sempre più evidenti.

I record di temperatura degli ultimi 134 anni, come si può vedere dai grafici, si sono avuti a partire dal 2000, con picchi nel 2005 e nel 2010.

Il dottor James Hansen della Columbia University ha discusso la pubblicazione della NASA facendo notare come l’andamento delle temperature non sia regolare, oscillando con le stagioni, variando di anno in anno. In effetti la variazione è l’elemento determinante del clima terrestre, se si pensa alla successione di ere glaciali e interglaciali nelle quali in diverso modo hanno agito anche le oscillazioni dell’attività solare. Ma ora si parla di cambiamenti di un ordine di tempo completamente diverso: non ere, ma decenni. Hansen fa notare infatti come dal 1910 in poi c’è stato un continuo aumento delle temperature terrestri.

Andamento delle Temperature

E’ pur vero che il tasso di crescita non è stato costante e uniforme. Va detto in effetti che aree come Stati Uniti, Canada, India e Oceano Pacifico non sono state interessate da questi aumenti, determinando quindi nel complesso un rallentamento del trand negli ultimi 15 anni.

Per capirne la causa si sono analizzati diversi fattori. La responsabilità degli areosol atmosferici non è ancora stata provata perché ad oggi mancano gli strumenti per fare delle analisi accurate di polarizzazione multi spettrale, ma sarebbe plausibile un aumento della loro influenza climalterante. La composizione della parte visibile degli areosol inquinanti dell’aria sarebbe infatti costituita soprattutto da solfati, fuliggine e carbonio organico, dovuti a combustioni incomplete. Se si considera l’aumento dal 1990, dell’utilizzo di combustibili fossili, nei paesi dell’Estremo Oriente, si può avere la percezione delle conseguenze che questo può comportare. Anche i fenomeni El Niños e La Niñas sono legati al clima, in quanto responsabili di variazioni termiche delle correnti dell’Oceano Pacifico centro-orientale. Sono correlati e dipendono rispettivamente dal surriscaldamento e raffreddamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico. Hansen sostiene che proprio il surriscaldamento globale sarebbe responsabile dell’aumento delle temperature delle acque superficiali dell’Oceano e cita recenti studi paleoclimatici e di modellazione che lo individuano come causa di un aumento della frequenza con la quale si manifestano fenomeni estremi di El Niño.

Se, come si può vedere dai grafici, a partire dal 2000 il trand di crescita delle temperature medie si è appiattito, considerando invece i dati per decadi, è evidente come ciascuna di esse continui ad essere più calda di quella precedente e questo perché il pianeta è ormai in uno stato di squilibrio energetico: è maggiore l’energia in entrata di quella in uscita. La responsabilità di tutto ciò sta principalmente nell’aumento delle concentrazioni di gas serra che dal secolo scorso non accenna a fermarsi. Nemmeno in questi ultimi anni, nonostante la mobilitazione delle comunità scientifiche e ambientaliste internazionali.

Facendo riferimento ai livelli di CO2, la “regina” dei gas serra, è utile il confronto tra le 285 ppm del 1880, le 315 del 1960 e le 400 dello scorso anno (le ultime due misurazioni effettuate dal NOAA nell’osservatorio Mauna Loa delle Hawaii). Greenpeace fa notare come quest’ultima sia la stessa concentrazione che si aveva “tra i 3,2 e i 5 milioni di anni fa: quando le temperature medie erano tra i 3 e i 4 gradi centigradi più alte di adesso e le regioni polari più calde di 10 gradi centigradi rispetto a oggi. L’estensione dei ghiacci era molto limitata, rispetto a quella attuale, e il livello dei mari tra i 5 e i 40 metri più alto.”

Andamento CO2 NOAA

Media mensile della concentrazione di CO2 all’osservatorio Mauna Loa, Hawaii
Dati del NOAA

 

Eventi anomali come l’inverno particolarmente freddo che ha interessato e sta interessando gli Stati Uniti non bastano a testimoniare contro la teoria del global warming. Infatti gli andamenti indicano che durante il periodo estivo, sia nell’Emisfero Nord che in quello Sud il surriscaldamento procede “regolare” e, quindi, ad abbassare la media contribuirebbero proprio questi inverni più rigidi rispetto alla norma. Ci sono recenti ipotesi che trovano una spiegazione di questo nello scioglimento dei ghiacci Artici che creerebbe dei focolai di aria fredda. E si ritorna al punto di partenza.

In sostanza, comunque la vogliamo vedere, la faccenda è seria, complessa e coinvolge tutti gli aspetti della realtà in cui viviamo. E gli effetti diventano sempre più evidenti, quasi volessero sfidare qualsiasi scetticismo o interesse economico. Capire se siamo ancora in tempo per cambiare le cose può essere una domanda legittima, ma non può essere un alibi.

 



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