Sequestro Tirreno Power: Medicina Democratica si costituirà parte civile.

di Riccardo Marini

La locandina dell'incontro

Sabato scorso si è svolto, nella Sala Rossa del Comune di Savona, l’incontro “Ma che colpa abbiamo noi?”, a cura dell’associazione Medicina Democratica (presente il responsabile cittadino Maurizio Loschi) e con il sostegno della Rete Fermiamo il Carbone e della Libreria Ubik.

Scopo del convegno era promuovere la campagna di raccolta della documentazione sanitaria di coloro che ritengono di essere stati colpiti dall’inquinamento della centrale. Supporterà l’attività della Magistratura ed aiuterà l’eventuale richiesta di risarcimento danni nei confronti della centrale. Lo afferma Rita Lasagna, legale referente per Medicina Democratica, presente all’assemblea; che tiene però specificare che «il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, non deve diventare monetizzabile». Fine ultimo di questa iniziativa è evitare preventivamente che ci siano danni alla salute, «facendo diventare antieconomico per l’azienda il dover risarcire i danni eventualmente cagionati con la propria attività». Più o meno ciò che si chiede la platea del folto pubblico intervenuto, seppur con punti di vista differenti. Come quello dell’ex sindacalista Vito Brunetti, che propone l’istituzione di una Carbon Tax per fa pagare a Tirreno Power per i troppi amici e parenti visti morire che – afferma – sono solo la punta dell’iceberg rispetto alle patologie tumorali diffuse nel savonese: «non si può più scegliere tra morti e necessità di lavorare». Oppure della Prof. Di lettere Maria Vincenti, che vorrebbe non arrivare a «presentare il conto» all’azienda, ma più semplicemente non ammalarsi o non vedere ammalarsi i bambini.

Cittadinanza attiva come “Watchdog”: aprire i tavoli di discussione ai cittadini.

Medicina Democratica Savona

Medicina Democratica Savona
Foto: Marini Riccardo

E’ una fase in cui è molto importante la partecipazione attiva della cittadinanza, sostiene Annibale Biggeri, epidemiologo ambientale e docente di statistica medica: «non si può prescindere dal sapere delle persone che popolano il territorio». Per questo è importante la raccolta dei dati caso per caso: preoccupa il numero dei decessi (più di 400 dal 2000 al 2007), ma è importante la valutazione aggregata sulla popolazione per far emergere un nesso di causalità tra emissioni e decessi.

«Quando siamo in una situazione in cui interviene il Magistrato, significa che l’epidemiologo – lavorando sulla prevenzione – ha fallito», continua il docente con estrema umiltà, ricordando che nel recente workshop organizzato dalla Comunità Europea cui ha preso parte, è emersa la necessità di ricostruire la funzionalità delle istituzioni tenendo conto del fatto che le persone reclamano una partecipazione attiva nei tavoli di discussione:

«siamo nel 2014 e la gente non ha più fiducia in una serie di istituzioni: bisogna prenderne atto, è la realtà […] non funziona più che l’indagine la fa l’epidemiologo della Asl piuttosto che l’Agenzia di protezione Ambientale, perché le persone non hanno più fiducia […] I tecnici non necessariamente sanno tutto del nesso tra esposizione e malattia e nemmeno cosa misurare per certe cose […] per queste ragioni c’è bisogno della partecipazione, di ri-acquisire la conoscenza che la gente ha, che spesso ne sa più di me su un particolare problema: dunque, apriamo il tavolo».

 

 

In conclusione dell’incontro, l’avvocato Rita Lasagna annuncia che Medicina Democratica si costituirà parte civile come associazione.

Tirreno Power ha reiteratamente ignorato le prescrizioni ambientali

Lo avevamo detto parlando della questione rifiuti, ma a quanto pare siamo alle solite: le quarantacinque pagine del decreto di sequestro preventivo della Procura di Savona, che ha disposto lo stop dei gruppi a carbone della centrale elettrica di Vado Ligure, parlano esplicitamente di

«neghittosità degli organi pubblici chiamati a svolgere attività di controllo e che, lungi dal sanzionare le dette intemperanze, hanno ritardato in modo abnorme l’emissione dei dovuti provvedimenti ed emesso alla fine un AIA estremamente vantaggiosa e frutto di un sostanziale compromesso in vista della costruzione di un nuovo gruppo a carbone.»

 

Parole pesanti, che evidenziano le gravi omissioni della politica, paventando addirittura una complicità di chi doveva vigilare. Il vuoto delle amministrazioni e della politica: colmato da Magistratura e associazioni. Il Gip (Giudice Indagini Preliminari) Fiorenza Giorgi, firmataria del provvedimento di sequestro, ha dichiarato:

«E poi c’è chi si lamenta se siamo noi magistrati a fare quello che tocca alla politica, agli amministratori e agli enti locali. E cioè controllare. Occupiamo un vuoto non certo di nostra volontà»

 

Ma se il controllo da parte della politica, degli amministratori e degli enti locali è stato – per usare un eufemismo – “lacunoso”, così non è stato l’incessante lavoro dell’Ordine dei Medici, dei comitati e delle associazioni savonesi (impossibile citarli tutti, tra i più attivi ricordiamo ARCI, Medicina democratica, Libreria UBIK, Unione cittadini, Uniti per la Salute, Rete Savonese Fermiamo il Carbone), che da anni si battono per far rispettare il diritto costituzionale alla salute.



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