Rifiuti Zero, il modello sostenibile che è possibile attuare

di Giulia Calogero

Rifiuti Zero_Logo1A volte per trovare una soluzione ai problemi è sufficiente avere un buon consiglio, altre volte invece bastano semplicemente buoni esempi da imitare.
Il problema è quello dei rifiuti e il modello è quello di Capannori, cittadina in provincia di Lucca che negli ultimi dieci anni si è distinta per il suo comportamento virtuoso.

Grazie al progetto Rifiuti Zero, che ha l’obiettivo di abbandonare il modello degli inceneritori e delle discariche come soluzione per la gestione della cosiddetta ‘spazzatura’, si è imposta come modello di sviluppo ecosostenibile.

Una vera rivoluzione dei rifiuti dal fondatore Rossano Ercolini. Maestro di scuola elementare, presidente del progetto internazionale Zero Waste in Europa e vincitore del Premio Goldman 2013, il cosiddetto Nobel per l’ecologia assegnato a chi si distingue in attività di merito per la salvaguardia della Terra, Ercolini è ormai considerato da tutti una voce autorevole quando si tratta di ambiente e rifiuti. Nonostante questo, lui si considera più un attivista che un esperto.

Rossano Ercolini, incontro sui Rifiuti Zero, Varazze (SV) - Foto di Giulia Calogero

Rossano Ercolini, incontro sui Rifiuti Zero, Varazze (SV) – Foto di Giulia Calogero

«Il mio cuore è attivista, la differenza e la differenziata la fanno la comunità attiva» afferma durante la conferenza su Rifiuti Zero a Varazze (SV) organizzata dalle associazioni Varazze Partecipa, Gente Comune e Celle in Movimento.

«Oggi la società italiana soffre troppo di Top Down. A noi arrivano gli ordini, ma a creare il percorso è il Bottom Up, ciò che cresce e si sviluppa dal basso e va a bussare alle porte dei nostri politici. La cittadinanza deve essere attiva. Movimento Rifiuti Zero nasce in questo modo e a questo si deve il suo successo” – esordisce Ercolini all’inizio dell’incontro – “Passione civile trasformata in dettagli e in soluzioni che altri ben pagati dovrebbero invece conoscere e promuovere».

 

Varazze è solo uno dei tanti comuni d’Italia che sta iniziando a prendere consapevolezza dell’esistenza di un’alternativa al tradizionale Sistema Integrato di Gestione dei Rifiuti, con cui vengono nascosti nel ventre della terra grazie alle discariche oppure letteralmente polverizzati in seguito all’incenerimento.
In entrambi i casi la filosofia di pensiero sembra avvicinarsi molto al detto ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’, se non fosse che invece restano comunque vicino a noi, nell’ambiente in cui viviamo.

Nel caso di Rifiuti Zero però non si parlerebbe di ecosostenibilità solo nel senso green del termine e ‘eco’ sarebbe interpretabile anche dal punto di vista economico, non solo ecologico.
Molti comuni di Italia e di altri Paesi europei stanno abbandonando questo sistema, oltre che per i costi notevoli della gestione degli impianti, anche in seguito al vincolo imposto dall’Unione Europea che stabilisce che entro il 2020 tutto ciò che è riciclabile o compostabile dovrà essere restituito alla nostra economia come risorsa e non smaltito in discarica o inceneritore.
La possibilità quindi di avere sempre più politiche comunali e di gestione orientate verso la promozione del riciclo e del riutilizzo, sembra allontanarsi dall’utopia. Lo dimostrano sia le adesioni di tanti comuni a Rifiuti Zero, oggi 203 in tutta Italia, che l’interesse che il progetto genera a livello locale e internazionale.
L’esempio di Capannori sembra essere concretamente ripetibile e in grado di migliorare la qualità della vita, la salute dei cittadini e dare opportunità di lavoro. Una scelta indubbiamente a lungo termine, che va oltre le logiche delle scadenze elettorali a cui spesso siamo abituati.



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