Rapporto ISAAA 2013: Ogm alla conquista del pianeta

di Francesco Paniè
Mais ogm

(foto: tuttasalute.net)

Cinque milioni di ettari. È l’aumento, durante i 12 mesi scorsi, dell’area agricola destinata a coltivazioni Ogm nel mondo. Lo annuncia l’ISAA (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications), che ha da poco emesso il rapporto 2013.

Le cifre sono allarmanti: Gli agricoltori che hanno piantato colture manipolate sono aumentati, passando da 17 a 18 milioni. Oltre 16 milioni di loro vengono da paesi in via di sviluppo. Il che dà un’idea di come le multinazionali del biotech entrino a gamba tesa nelle politiche agricole dei Brics e del terzo mondo, fregiandosi poi del merito di aver diminuito la povertà e favorito la collaborazione fra pubblico e privato.

Stati che hanno piantato Ogm nel 2013
(fonte: ISAAA report)

LA SITUAZIONE DEL MONDO Ad oggi la superficie destinata a colture Ogm supera i 175 milioni di ettari: 70 negli Stati Uniti, 37 in Brasile, 24,4 in Argentina 11 milioni in Canada. Crescono le prospettive per un ampliamento dei mercati anche in Cina e Africa. C’è un altro dato importante: in alcune importanti zone del globo, certe colture sono quasi del tutto transgeniche. Negli USA oltre il 90% di soia, cotone e mais sono Ogm. Stessa cosa per il 96% della colza canadese. In Argentina siamo al 100% della soia, usata fra l’altro per nutrire gli animali degli allevamenti. La soia brasiliana geneticamente manipolata ha una fetta pari all’88% del totale, mentre la Cina coltiva un cotone al 90% Bt che sale al 95% in India.

«In tutte le maggiori aree del mondo – sostiene il fondatore dell’ISAAA, Clive James sono stati raggiunti altissimi livelli di adozione delle colture Ogm. È un risultato senza precedenti».

Secondo il think thank newyorkese ci toccherà abituarci. Di più, dobbiamo pensare al biotech come soluzione per diminuire la povertà.

«Non si può nutrire il mondo di domani con le tecnologie di ieri», spiega James.

 

LE CONTRADDIZIONI Gli argomenti usati dall’estensore del rapporto, tuttavia, sono così desueti da stonare subito alle orecchie dei più attenti. Questa retorica della crescita illimitata e della tecnologizzazione continua della natura parte da una chiara base ideologica: quella dell’antropocentrismo meccanicista e riduzionista. Chi propone tali tecnologie prospetta scenari in cui l’uomo non deve cambiare modello di sviluppo, rivedendo in chiave etica le sue ambizioni predatorie. Deve semplicemente adattare l’ambiente alle sue esigenze attraverso il miglioramento tecnologico. Restano ferme, in questa visione, alcune variabili sulle quali è ormai necessario invece fare i conti: dalla crescita della popolazione alla revisione del modello capitalistico con le sue diseguaglianze, dalla globalizzazione delle merci all’autoreferenzialità delle istituzioni politiche.

L’UE, ULTIMA BARRIERA. La parete più erta da scalare per i colossi del transgenico resta l’Europa. Qui la coltivazione è limitata anche se ne importiamo il consumo, dal momento che il suo uso per alimenti e mangimi è permesso. La superficie coltivata in Ue è poca cosa, ma è cresciuta del 15% nell’ultimo anno. Gli Stati dell’Unione che piantano Ogm sono Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania. Solo in Spagna si trovano 137 mila dei 148 mila ettari totali (il 94%). Recentemente l’Italia e altri 11 Paesi membri hanno chiesto formalmente alla Commissione europea di ritirare la proposta di autorizzazione del mais Pioneer TC1507. Il via libera viene dato per scontato dopo il nulla di fatto in Consiglio europeo dell’11 febbraio scorso. Durante il dibattito, i Paesi che si sono detti contrari all’introduzione sono stati una ventina, quattro gli astenuti (Germania, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca) e 5 i favorevoli: Spagna, Finlandia, Estonia Svezia e Regno Unito. Fra l’altro, proprio il parlamento britannico ha sempre bloccato l’uso di Ogm nei ristoranti del palazzo. Con un gravissimo doppiopesismo, però, i politici inglesi spingono queste colture verso il pubblico.

Il problema è una metodologia di valutazione del rischio ritenuta inaffidabile. Il Consiglio chiedeva infatti alla Commissione di non rinnovare le autorizzazioni di qualsiasi varietà transgenica fino a che non fosse cambiato il metodo. Nel caso del mais 1507 c’è un pericolo concreto per farfalle e falene, contenuto in un gene che esprime la tossina insetticida Bt. Altro neo è che questo granturco sarebbe resistente a un erbicida: il glufosinato ammonio. Tuttavia, siccome il Consiglio europeo non è riuscito a deliberare, la palla è passata alla Commissione, che si dice costretta a ratificare il parere dell’EFSA (European Food Safety Authorithy). L’agenzia non si è fatta molti scrupoli nell’autorizzare il prodotto. Se  si arriva anche ad approvare  la sua coltivazione,  sarebbe il secondo mais modificato ad essere impiantato  in Europa , dopo il MON810 della Monsanto. Il Commissario per la Salute e i consumatori della Ue, Tonio Borg, ha tuttavia confermato che, se il TC1507 viene autorizzato, gli Stati membri possono bloccarne  la coltivazione nel proprio territorio.



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