Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai: tutte le vincitrici

di Giovanna Borrelli

Immagine: A Sud Onlus

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Per alcune donne la celebrazione di questo 8 marzo avrà un significato diverso, caricato di un valore nuovo e profondo che esalta, e forse recupera, l’essere donne nelle sue manifestazioni più ampie: cittadina, attivista politica, professionista, intellettuale e contadina, ma anche madre, moglie e figlia.

Sono le donne che hanno ricevuto il Premio Donne Pace e Ambiente Wangari Maathai.

Nella sede della Casa Internazionale delle Donne a Roma si è svolta ieri la cerimonia di premiazione che ha visto come protagoniste assolute le vincitrici con le loro storie.

L’associazione A Sud, con il sostegno della Commissione delle Elette del Comune di Roma e delle ospiti del Premio promuove questo riconoscimento da tre anni ormai con l’auspicio che possa essere utile a dare visibilità a situazioni spesso sconosciute in cui molte donne sono coinvolte per organizzare progetti e mobilitazioni sociali in difesa del territorio.

Sono quattro le tipologie di premio assegnate: una per ogni elemento naturale.

Il Premio Aria, al Movimento Passeggino Rosso di Brindisi. Al motto di “conoscere insieme per combattere unite” le donne di questo movimento hanno dato un forte contributo alla diffusione di un nuovo approccio alla questione ambientale che affligge il brindisino da moltissimi anni. «Noi riteniamo che la nostra città sia stata sacrificata, ma anche che questo sacrificio non abbia pagato. Oggi incomincia a esserci fermento, eppure siamo sempre troppo pochi. Per questo è importante continuare». Con queste parole Debora Caracciolo ringrazia l’associazione e ritira la sua targa.

Il Premio Acqua, alle donne del Coordinamento regionale Acqua Pubblica del Lazio. Nato nell’ambito della battaglia referendaria sostenuta dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, questa realtà si batte da 10 anni in Lazio per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua. Simona Savini ritira il premio ricordando che con la nuova ondata privatizzatrice i rapporti col comune di Roma sono abbastanza conflittuali.

Il Premio Terra alle donne del Presidio Permanente Braccianti di Castelnuovo Scrivia in Piemonte. Le donne del Presidio Permanente hanno girato l’Italia con un video dal titolo Schiavi mai per far conoscere la loro lotta e per dare visibilità e riconoscimento a questi lavoratori. Le parole commosse di Latiris Mimouna, lavoratrice marocchina da 15 anni in Italia, denunciano l’organizzazione perfetta che esiste dietro le Agromafie, una realtà che non affligge solo il mezzogiorno: «Siamo abbandonati ad un silenzio omertoso che ci lascia senza diritti. Esiste ed è diffuso un traffico di permessi di soggiorno che serve a fare arrivare lavoratori dall’estero». Eppure la denuncia alla Procura della Repubblica di Torino non è servita a far sospendere l’attività di Bruno Lazzaro, che con la sua azienda, di fatto, oggi è ancora in produzione. Ma il processo è ancora in corso e il presidio non si scioglirà.

Il Premio Fuoco, invece, è assegnato quest’anno a ben quattro rappresentanti di realtà diverse tutte provenienti dalla Campania. Va alle donne campane che si battono contro il Biocidio per il ruolo di primo piano che hanno avuto e continuano ad avere nella lotta per la tutela ambientale e del diritto alla salute nei diversi territori dell’ex Campania felix. Sono le donne del Presidio Permanente contro la discarica di Chiaiano (Palma Fioretti), del Comitato No Inceneritore di Giuliano (Susy Palma), del Comitato Donne 29 Agosto di Acerra (Virginia Petrellese), le Mamme Angeli Guerrieri – Terra dei Fuochi (Marzia Caccioppoli), Nelle parole di Palma Fioretti si racchiude tutta la forza e la determinazione alla base delle azioni di tuttele campane che partecipano alle iniziative: «Vorrei che si parlasse di queste donne come cittadine che lottano per i propri diritti, che non si accontentano del mero giustizialismo e chiedono giustizia».

Un ultimo e nuovo riconoscimento è stato consegnato da Daniela Ravaioli, nipote di Carla Ravaioli a cui è dedicato il Premio Speciale per il Giornalismo Ambientale. A riceverlo Marinella Correggia, non solo giornalista ma anche scrittrice, divulgatrice e ecopacifista da decenni in prima linea nell’affrontare temi socioambientali.

Delude l’assenza di una rappresentanza istituzionale che pure si è fatta promotrice della manifestazione.

Il lungo pomeriggio in cui si è svolta la cerimonia dell’assegnazione dei premi ha dato spazio a tematiche di interesse sociale che dal livello locale cercano di raggiungere un livello più ampio, nazionale.

Pensiero ribadito anche nei discorsi di apertura delle due rappresentanti dell’associazione A Sud. Marica Di Pierri ha parlato del razzismo ambientale diffuso da nord a sud del mondo ma anche da nord e sud del nostro paese, e del concetto di sacrificio di intere comunità piegate da una logica economica che spinge al guadagno smisurato e a una crescita senza limiti. Nelle parole di Giulia Dakli, invece, si racchiude la speranza che manifestazioni come queste non rimangano vetrine temporanee e dimostrazioni di facciata, ma che riescano a costruire attorno seguito e interesse diffuso.  



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