Plas carb: i rifiuti si trasformano in grafene

di Chiara Serafini

Secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) un italiano produce annualmente 550 kg di rifiuti urbani pro capite, ovvero circa 1,5 kg al giorno. Di questi la maggior parte sono i rifiuti alimentari: una vera risorsa che finisce nei bidoni della spazzatura. Ogni anno un terzo del cibo prodotto lungo la filiera alimentare diventa scarto e circa 800 milioni di persone sono sottonutrite. In tutta Europa si sprecano più di 100 milioni di tonnellate di cibo all’anno. Come possiamo riutilizzare tutta questa spazzatura? Il progetto di ricerca Plas Carb, mira a trasformare gli scarti organici in grafene, il materiale delle meraviglie, ed idrogeno rinnovabile.

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Recycling waste – Nottsexminer/Flickr

La nuova ricerca, portata avanti dal Centre For Process inglese, ha l’obiettivo di far diventare i rifiuti alimentari una risorsa fondamentale per la nascente industria del grafene. Questo materiale dalle innumerevoli applicazioni ha trovato un limite alla sua commercializzazione per i notevoli costi di produzione industriale. Eppure oggi sembra esserci una novità una novità:

«insieme a un innovativo reattore al plasma a bassa energia sarà possibile convertire i biogas da digestione anaerobica, soprattutto metano e anidride carbonica, in carbonio grafitico (da cui arriva il grafene) e idrogeno rinnovabile»

spiega il capoprogetto Neville Slack del CPI inglese.
Secondo lo scienziato la produzione su larga scala non sarà imminente poiché è necessario effettuare un test in cui 150 tonnellate di alimenti saranno trasformati in 25.000 metri cubi di biogas e poi in carbonio grafitico ed idrogeno rinnovabile. Gli avanzi di cibo saranno trattati in un ambiente privo di ossigeno e verranno digeriti e decomposti ad opera di batteri anaerobi formando il biogas, costituito prevalentemente da anidride carbonica e metano e già utilizzato per generare elettricità e calore.

Parte del test dovrà accertare che venga prodotto il giusto tipo di carbonio, piuttosto che le sue forme meno preziose vetrose o amorfe. Oltre a queste valutazioni, secondo gli scienziati sarà fondamentale capire la sostenibilità economica della produzione e le prospettive di mercato.
Sono indubbie le qualità del grafene che è più resistente del diamante ed è flessibile come la plastica; infatti grazie allo strato monoatomico esagonale di carbonio di cui è costituito può avere infinite configurazioni. Basti pensare che con 0,77 mg di grafene (peso di un pelo del baffo di un gatto) si può costruire un amaca per un gatto di 4 kg. Le applicazioni più significative sono sia tecnologiche che ecologiche, essendo un fantastico materiale assorbente in grado, ad esempio, di risolvere i problemi di sversamento di idrocarburi.

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Food waste – Taz/Flickr

Gli scienziati affermano che il progetto non aiuterà a ridurre lo spreco di cibo ma potrebbe diminuire l’impatto dei rifiuti alimentari creando risorse utili. Last Minute Market riporta che in Italia lo spreco annuo di cibo è quasi 4 milioni di tonnellate mentre secondo l’osservatorio Waste Watcher, ogni mese circa si gettano via 2,5 kg pro capite che equivale a circa 32 euro al mese. In ogni caso la migliore azione è la minimizzazione dello spreco alimentare e l’UE si impegna a ridurre entro il 2025 il 30% degli sprechi.

Anche all’esterno dell’Unione si stanno progettando sistemi per trasformare i rifiuti in risorsa. Ad Hong Kong si sta sperimentando la trasformazione di fondi di caffè e prodotti da forno scaduti dei negozi Starbucks per la produzione di plastica.

Nell’attesa che le ricerche producano i risultati attesi e sperati, comunque, meglio ridurre i nostri sprechi quotidiani.



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