L’Italia contro gli sprechi a tavola. La speranza è il Pinpas

di Francesco Paniè

Un terzo del nostro cibo finisce nel cestino, ma da oggi l’Italia proverà a rimediare. È l’auspicio con cui si è chiusa la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, tenutasi ieri a Roma con il patrocinio del ministero dell’Ambiente.

I rappresentanti di oltre cento fra enti, associazioni, imprese e organizzazioni hanno gremito il Tempio di Adriano in piazza di Pietra. Venivano a dare suggerimenti per la redazione del Pinpas, il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.  Un progetto che sarà presentato in primavera e si inserisce nel più generale programma nazionale per la prevenzione dei rifiuti, adottato il 7 ottobre scorso dal ministero dell’Ambiente.

Ministro Orlando

Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando
(foto: Francesco Paniè)

Il Pinpas ha l’obiettivo di ridurre del 50% la montagna di cibo che il nostro Paese getta via ogni anno. Per farlo il ministro Andrea Orlando ha messo in piedi un comitato di indirizzo, che nei prossimi dieci anni avrà il compito di realizzare la missione. Lo compongono personalità molto diverse fra loro: dalla scrittrice Susanna Tamaro allo scienziato Vincenzo Balzani, dalla regista Maite Carpio all’attore e scrittore Giobbe Covatta. Tutte figure impegnate nel sociale, pronte a mettere le loro conoscenze e la loro notorietà al servizio della causa.

Il coordinatore scelto da Orlando è Andrea Segrè, professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna. Segrè ricopre anche la carica di presidente della società Last Minute Market, che si occupa di analizzare ogni step delle filiere agroalimentari. Raccoglie dati, individua le sacche di spreco e cerca di capirne le origini per poi intervenire.

Andrea Segrè

Il professor Andrea Segrè
(foto: Francesco Paniè)

La stessa strategia verrà adottata dalla task force incaricata della redazione del Pinpas: tenterà di avviare un confronto sugli sprechi alimentari lungo tutta la filiera, per poi lavorare in maniera mirata alla loro riduzione.

Il progetto è ambizioso e il suo successo non è scontato. Le prime indicazioni sullo stato dell’arte si avranno durante la fiera Ecomondo del 5-8 novembre, poi è previsto un nuovo incontro il 5 febbraio 2015.

La domanda è: cosa succede se non riusciamo a ridurre gli sprechi? I numeri già allarmanti non potranno che peggiorare. Solo per produrre il cibo che spreca, infatti, l’Italia utilizza ogni anno – secondo il WWF1226 milioni di metri cubi d’acqua e produce 24 milioni di tonnellate di CO2. La Fao ci dice (dati 2011) che, nel mondo, circa un terzo di quanto produciamo viene sprecato: 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Senza dimenticare il dispendio di risorse necessario ad ottenere, ad esempio, un alimento come la carne. Lo ha ricordato Vincenzo Balzani, professore emerito di Chimica all’Università di Bologna e membro del comitato di indirizzo:

«Un terzo del terreno coltivabile serve a nutrire animali che vengono trasformati in carne. Lo spreco comincia dalla dieta. Per ridurlo sensibilmente, tutta la popolazione dovrebbe orientarsi verso una dieta vegetariana. È chiaro che resta molto da fare nel campo dell’educazione alimentare».

In conclusione dei lavori è intervenuto il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, appena rientrato da New York:

«Le disparità fra chi soffre la fame e chi eccede nei consumi, ci pongono un interrogativo etico. Si può fare di più sprecando di meno? Potremo darci una risposta affermativa se sapremo adottare buone pratiche collettive. E lo sviluppo di queste pratiche è uno degli obiettivi fondamentali del Pinpas».



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