La terra vista dall’uomo. Charles Darwin e l’ecologia

di Flavio D’abramo

 

Oltre ad esser passato alle cronache per aver sostenuto l’evoluzionismo e la teoria della selezione naturale, Charles Darwin ci ha fornito un modo di osservare la natura strutturato per capire cosa è un ecosistema e come i vari organismi che popolano un ambiente sono strettamente connessi tra di loro. Questo piccolo excursus ci permette inoltre di iniziare a capire qual è l’azione diretta e indiretta dell’ambiente sugli organismi che lo popolano, indipendentemente dalla selezione naturale.

Nell’ultima edizione dell’Origine delle specie, quella del ’76 per intenderci, Darwin descrive la complessa rete di relazioni che lega il numero dei gatti alla sopravvivenza del trifoglio rosso e alla viola del pensiero. Questi due fiori possono essere impollinati solo dai bombi, della famiglia delle Apidae. Infatti Darwin notava che gli altri generi di api non riuscivano a raggiungere il nettare di questi fiori.

«Ho piccolissimi dubbi che se in tutta l’Inghilterra i bombi si estinguessero, il trifoglio rosso e la viola del pensiero diventerebbero molto rari o si estinguerebbero anch’essi» (Darwin, 1876).

 

Il numero di bombi presenti in ogni area dipende dal numero di topi di campagna che distruggono i loro nidi. Secondo l’ipotesi di un biologo del tempo, si pensava che più dei due terzi dei bombi veniva distrutto dai topi selvatici.

E poiché il numero dei topi dipende dal numero dei gatti, Mr Newman, il biologo inglese citato da Darwin, metteva in luce che nei villaggi e nelle cittadine il numero di nidi di bombi è superiore a quello di ogni altro luogo poiché l’alto numero di gatti fa diminuire quello dei topi. Se è vero che “senza i gatti i topi ballano”, e pur vero che “senza i topi i bombi impollinano”. Ovvero, senza i topi i bombi proliferano senza limite. Dunque dalla presenza di grandi quantità di felini in alcuni abitati dipende, attraverso l’intervento prima dei topi e poi dei bombi, il numero di certi fiori delle aree rurali adiacenti.

Illustrazione di Girolamo Giannatempo

Illustrazione di Girolamo Giannatempo

Questo tipo di analisi è di carattere sia demografico che funzionalista. È un’analisi demografica perché spiega quali sono i cicli di riproduzione di alcuni organismi. Ed è di carattere funzionalista, perché spiega la relazione tra organismi nei termini delle reciproche funzioni, del tipo: “i topi sfamano i gatti”, oppure, “i bombi sfamano i topi”, e ancora, “i bombi fanno riprodurre il trifoglio rosso”. Tra queste funzioni se ne possono distinguere due tipi: quelle competitive e quelle cooperative. Tra i topi e i gatti della nostra storia la relazione è di carattere competitivo. Meglio ancora parlare di predazione: il gatto è sazio quando il topo è nel suo stomaco, morto. Mentre per la relazione tra il bombo, il trifoglio rosso e la viola del pensiero, si tratta di cooperazione, ovvero il bombo aiuta il trifoglio e la viola a riprodursi. Il bombo, che si ciba del polline di questi fiori, portando nel suo peregrinare il polline da un fiore all’altro, ne permette la riproduzione (alcuni fiori attirano invece gli insetti tramite segnali sessuali, sicché l’insetto poggiandosi sul fiore pensa, in modo illusorio, di andare a copulare). Le due specie diventano così dipendenti l’una dall’altra.

L’analisi funzionale è alla base della selezione naturale. Cioè la selezione naturale avviene attraverso l’adattamento delle funzioni degli organismi al loro ambiente, affinché possano sopravvivere e riprodursi. Nel caso della selezione naturale l’individuo più adatto è quello che lascia una progenie, ovvero quello che si riproduce. Ad esempio, la gazzella che corre più veloce ha più chances di sopravvivere e quindi di riprodursi. Così facendo, trasmetterà alla progenie quelle caratteristiche che le hanno permesso di salvarsi dal leone che la inseguiva. Dunque, attraverso la riproduzione gli organismi più adatti trasmettono alla progenie quelle stesse caratteristiche che hanno permesso la loro sopravvivenza.

Sebbene questo tipo di spiegazione funzionale fu, ed è tutt’ora, un grande passo avanti (molti erano e sono inclini a pensare che la perfezione che osserviamo in natura è opera divina o di entità metafisiche), lascia scoperti molti fenomeni naturali. Il modo in cui la vita prende forma nelle prime fasi dello sviluppo (quelle embrionali) e, ad esempio, il modo in cui l’ambiente agisce più o meno direttamente sulla forma stessa degli organismi, non possono essere spiegati dalla selezione naturale, né da alcun tipo di spiegazione funzionale. Sì, con tempi non velocissimi, l’ambiente può agire direttamente e indirettamente sulla nostra morfologia e su quella di tutti gli organismi viventi, come spiega uno dei più grandi biologi del novecento, D’Arcy Wentworth Thompson.

È per questo che Darwin scrisse:

«il più grande errore che secondo me ho commesso, è stato quello di non aver dato sufficiente peso all’azione diretta dell’ambiente, per esempio al cibo, al clima etc., indipendentemente dalla selezione naturale» (Charles Darwin a Moritz Wagner, 1876).

 

Dai grandi maestri si impara molto.

Dai loro errori ancor di più.

 

 

 



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