Ilaria Alpi: un delitto lungo 20 anni

di Francesco Paniè
Ilaria Alpi (Fonte: wsimagazine.com)

Ilaria Alpi (Fonte: wsimagazine.com)

Vent’anni fa un proiettile di Kalashnikov raggiungeva alla tempia la giornalista Ilaria Alpi. Una seconda raffica freddava il cameraman Miran Hrovatin. Erano le 14,30 di domenica e in pochi secondi, pagando il crepitio di quelle armi da fuoco sotto il cielo di Mogadiscio, qualcuno pensava di aver disteso un velo d’ombra sui suoi segreti. Per due decenni questo qualcuno ci è riuscito. Da quel 20 marzo 1994 la verità sull’omicidio Alpi-Hrovatin non è mai venuta a galla. I punti fermi sono pochi e negli anni è arrivata solo una condanna che lascia troppi dubbi e puzza di deliberato “errore giudiziario”. Ilaria e Miran, inviati del Tg3, seguivano in Somalia la missione Restore-Hope, in cui erano impegnati soldati italiani. Tornavano da una visita nel nord del Paese, e tornavano con notizie bollenti. Erano riusciti ad ottenere informazioni su un grosso traffico di armi e rifiuti tossici. Il giorno dopo sarebbero dovuti tornare a casa, invece finirono barbaramente crivellati di colpi da un gruppo di uomini armati scesi da una Land Rover ferma poco lontano dal loro albergo.

Inchieste, ricerche, insabbiamenti, ritardi e perizie contraddittorie sono la triste e lunga coda di una storia che, grazie alla tenacia della famiglia Alpi, non è ancora finita. La condanna per omicidio di Hashi Omar Hassan (assoluzione in primo grado, ergastolo in appello, 26 anni in cassazione), infatti, non ha mai convinto Luciana Alpi, madre di Ilaria. Lo ha sempre definito un capro espiatorio. Hassan era venuto in Italia per testimoniare le presunte violenze di soldati italiani nei confronti della popolazione somala, e si è visto appioppare una condanna per omicidio grazie alle accuse di Ali Rage Ahmed, detto Gelle.

Luciana Alpi (Fonte: toutube.com)

Luciana Alpi (Fonte: toutube.com)

«Sono schifata da questa giustizia – ha dichiarato al settimanale Oggi la madre della giornalista – Ilaria aveva scoperto che lo scarico di rifiuti tossici in Somalia era pagato con denaro e armi. C’è un filo invisibile che lega la morte di mia figlia alle navi dei veleni, ai rifiuti tossici partiti dall’Italia e arrivati in Somalia. Ci sono documenti che lo provano. Ci sono le testimonianze dei pentiti. Eppure nessuno ha avuto il coraggio di processare i colpevoli. In carcere è finito un miliziano somalo che sta scontando 26 anni, ed è innocente».

Ma non è solo la giustizia a indignare Luciana Alpi e l’opinione pubblica. Dal 2003 al 2006 ha indagato sul caso anche una commissione di inchiesta parlamentare. Il portavoce, l’avvocato Carlo Taormina, ha sostenuto al termine dell’indagine la tesi del rapimento fallito, sostenendo che la giornalista si trovava in Somalia «in vacanza», e le voci dell’attentato erano state «messe in giro ad arte». Gli atti acquisiti dalla commissione di inchiesta sono secretati, e negli scorsi giorni è partita una petizione su Change.org per chiedere al presidente della Camera, Laura Boldrini, di togliere i sigilli a quelle carte. Mentre scriviamo, il contatore ha superato le 60 mila adesioni e l’ufficio di presidenza ha annunciato l’intenzione di chiedere ai magistrati se permangono esigenze legate al segreto istruttorio o se è possibile rendere pubblici i documenti.

Intanto due giorni fa Greenpeace ha reso nota una lista di 750 documenti segreti in possesso dell’ultima commissione rifiuti: i titoli lasciano poco spazio agli equivoci, perché i riferimenti al caso Alpi sono espliciti. “Barre d’uranio-Caso Alpi”, recita uno di questi, un altro reca l’intestazione “Traffico di rifiuti industriali in Somalia”. La presidente Boldrini ha dato il via libera alla desecretazione di 152 file, ma è ancora troppo poco: le carte sono migliaia. Per portarle a conoscenza del pubblico, servizi segreti e magistratura dovrebbero disporre l’apertura degli archivi sui traffici tra il nord e il sud Italia, sulle navi affondate nel Mediterraneo e sulla morte di Ilaria e Miran.

Ilaria Alpi e Mirian Hrovatin (Fonte: ossigenoinformazione.it)

Ilaria Alpi e Mirian Hrovatin (Fonte: ossigenoinformazione.it)

Perché finalmente la realtà venga messa a disposizione di tutti, però, è necessario strappare la spessa ragnatela di coperture e interessi, così da aprire quelle porte chiuse a doppia mandata da mani istituzionali sporche di sangue tanto quanto quelle degli esecutori materiali del delitto. Solo una incrollabile fiducia e la forza della memoria potranno vincere la battaglia. E fortunatamente, a vent’anni da uno dei più gravi attentati alla libertà di stampa nel nostro Paese, la fiamma del ricordo non accenna a indebolirsi. L’eredità di Ilaria Alpi non è morta, e la sua storia continua a vivere in moltissimi libri, un film, canzoni, mostre, trasmissioni televisive. Il premio giornalistico Rai che si svolge a Riccione (4-7 settembre 2014) la celebra ogni anno.



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