Il caso della giraffa Marius: commuove e indigna

di Chiara Serafini

Il nove febbraio in uno zoo di Copenaghen è successo qualcosa che ha dell’incredibile: un esemplare maschio di giraffa è stato soppresso. Marius, così si chiamava, era un cucciolo di giraffa di 18 mesi,  nato allo Jyllands Park, lo zoo che poi lo ha ucciso.

La morte della giraffa e gli "spettatori"

Gli “spettatori” che hanno assistito alla morte di Marius

La sua colpa (se cosi si può definire)? Era figlio di animali con parentela troppo vicina e quindi, poiché era un esemplare piuttosto vigoroso ed in forze, avrebbe potuto creare una vasta progenie con la possibilità di trasmettere malattie ereditarie.  Negli zoo è assolutamente vietato che avvengano rapporti tra consanguinei e quando si verifica un evento del genere, gli animali vengono trasferiti ed ospitati presso altri zoo o altre strutture.  Lo zoo di Copenaghen, inoltre, aveva problemi di sovraffollamento ed ha preferito rifiutare la possibilità di castrare l’animale e le proposte di altre strutture di ospitare Marius: la sua scelta, alquanto discutibile, è stata la soppressione dell’animale.

Ciò che ha ulteriormente dell’incredibile è l’efferatezza con cui è avvenuta l’uccisione: una vera e propria esecuzione di fronte a visitatori incuriositi e divertiti. Sì, perché lo zoo aveva addirittura pubblicizzato l’evento invitando scuole e famiglie ad assistere alla tortura.  Ma l’evento non era mica finito lì: i visitatori hanno potuto “ammirare” anche l’autopsia del veterinario e la predazione della carcassa di Marius da parte dei leoni. È Per questo motivo ed anche per scopi scientifici che Marius non è stato soppresso con una iniezione letale che ne avrebbe contaminato le carni.

Alla BBC Bengt Holst, direttore scientifico dello zoo, ha spiegato che «i geni di Marius sono già ben rappresentati tra le giraffe dello zoo. Eliminarlo è necessario -continua – per evitare la consanguineità nel gruppo e mantenere in salute la popolazione delle giraffe.  Se tutte le specie si riproducono bene, poi si deve accettare che ci sia un surplus di animali che non possono essere inclusi nella catena genetica senza causare problemi di consanguineità».

Ecco, Marius è stato ucciso perché di troppo.

Le associazioni ambientaliste sono su tutte le furie e auspicano una chiusura dello zoo anche in virtù del fatto che la petizione on line e la raccolta firme non hanno portato a nessun risultato.

È inimmaginabile che in un Paese civile, come vuole definirsi  la Danimarca,  succedano certe cose. Le immagini hanno fatto il giro del mondo, sono state sotto gli occhi di tutti (grandi e piccini): ma come si può spiegare ad un bambino quello che è successo? Che parole possono giustificare un comportamento simile? Bisogna rivolgere lo sguardo anche alle persone che hanno assistito all’esecuzione: perché sono andate e soprattutto quale hanno ritenuto fosse la parte educativa?  La morte come spettacolarizzazione, la morte come esibizione. L’uccisione di Marius è diventata uno spettacolo dal vivo.

L’istituzione degli  zoo è da sempre sotto accusa e, quando succedono certi eventi, è impossibile non incrementare i dubbi sul perché esistano. In realtà non bisogna generalizzare, alcune strutture sono in linea con le normative e rispettano l’etologia e la biologia degli animali. L’obiettivo di uno zoo dovrebbe essere la tutela della natura, la salvaguardia della biodiversità  “ex situ”, la ricerca e l’educazione ambientale. Obiettivi che questo zoo non ha rispettato.  Il caso è approdato dinnanzi al parlamento europeo che discuterà le misure da adottare affinché eventi simili non si verifichino più e perché questa uccisione non rimanga impunita.



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