thinkgreenfestival: “Green lies”, un documentario svela il volto sporco dell’energia pulita

di Sara Matera

Un parco eolico a Camugnano (BO), un sistema di impianti geotermici in Toscana, il fotovoltaico “selvaggio” in Salento: perché le comunità locali sembrano opporsi ovunque alla realizzazione di queste opere? Se lo sono chiesto i mediattivisti di SMK videofactory.

Dalla collaborazione con l’assocazione ASud e il CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali è nato documentario Green lies: il volto sporco dell’energia pulita. Uscito ad aprile dopo anni di ricerca e lavorazione finanziata attraverso una campagna di crowdfounding, il lungometraggio è stato proiettato a Taranto durante le giornate del Think Green Festival.

Il DVD in vendita su http://www.distribuzionidalbasso.com/green-lies/

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Scopriamo così che a Camugnano, a pochi km da Bologna, non sussistono affatto le condizioni tecniche e di sicurezza per la realizzazione di un impianto efficiente: la zona interessata dal progetto di ENEL Green Power, oltre a essere poco ventosa, è anche interessata anche da fenomeni di instabilità del suolo, giacendo sopra una frana quiescente che potrebbe “svegliarsi” se eccessivamente sollecitata. In Toscana le indagini epidemiologiche rivelano un incremento del 13% della mortalità degli uomini nei Comuni che ospitano le centrali geotermiche. Nel Salento i terreni agricoli sono stati letteralmente occupati da pannelli fotovoltaici realizzati grazie ad autorizzazioni rilasciate con eccessiva facilità.

Viene naturale chiedersi: dov’è la convenienza nel realizzare un impianto inefficiente su un terreno a rischio frane? Perché una tecnologia che provoca danni alla salute delle persone è considerata “pulita”? Perché è stato così semplice occupare terreni agricoli destinandoli a usi, di fatto, industriali?

Sono queste le domande che hanno spinto le comunità di queste tre aree ad organizzarsi in comitati per denunciare la crescente speculazione sulle rinnovabili ad opera delle stesse società che producono energia da fonti fossili, l’appropriazione del territorio da parte di poche compagnie e la cattiva gestione dei beni comuni favorita dall’assenza di una pianificazione e di una gestione adeguata.

Il documentario è nato proprio per dar voce a queste comunità, ha raccontato il regista Andrea Paco Mariani, che ha anche tenuto a specificare:

Anche noi riteniamo che lo sviluppo delle rinnovabili sia opportuno e auspicabile – ha sottolineato -, ma proprio in virtù della portata di cambiamento economico e culturale che accompagna questa necessaria transizione è il caso di riflettere tutti assieme sulle anomalie che si stanno verificando in Italia.

KODAK Digital Still Camera

Lucie Greyl del CDCA e il regista Andrea Paco Mariani al Think Green Festival di Taranto

Nel mondo delle rinnovabili non è tutto bello come si può pensare – ha aggiunto Lucie Greyl Del CDCA -. È ovvio che rappresentano l’unica alternativa possibile ma il problema è capire come svilupparle affinché rappresentino una vera esperienza di cambiamento. Il modello accentratore che ha caratterizzato l’energia fossile viene di fatto replicato con le centrali di energia pulita. Le tecnologie e le fonti sono più o meno impattanti, ma il cittadino resta comunque un puro consumatore di energia.

Il nuovo modello energetico diffuso, basato sull’autoproduzione dell’energia da parte del cittadino, richiede incentivi alla realizzazione di mini impianti condominiali nonché l’ammodernamento della rete elettrica nazionale che non è ancora in grado di gestire flussi di energia discontinua come quelli che provengono dalle rinnovabili. E invece gli investimenti nel campo delle smart grids sono ancora insufficienti e le procedure per la realizzazione di impianti di autoproduzione dell’energia sono sempre più lunghe e complicate.

Nonostante questo, esistono già alcune realtà nelle quali il modello diffuso e “smart” è applicato con successo. E’ il caso di Melpignano, raccontato nella parte finale del documentario, dove non solo le associazioni, ma anche le istituzioni locali sono coinvolte nel consolidamento e nella diffusione di queste buone pratiche:

Gli utili del fotovoltaico devono essere trasformati da bottino privato a risorsa pubblica – afferma il Sindaco Ivan Stomeo -. Oltre ad azzerare la bolletta ENEL riusiamo anche a ridistribuire gli utili provenienti dalla vendita di energia rinnovabile a favore della comunità.



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