Ecomondo 2014: nella green economy le imprese ci credono, ma non vanno lasciate sole

di Sara Matera

Si sono conclusi giovedì a Rimini gli Stati Generali della Green Economy. Alla sessione conclusiva hanno partecipato gli amministratori di Trenitalia, Terna, Novamont e Sostenya, le imprese virtuose vincitrici del Premio per lo Sviluppo Sostenibile 2014 (Saint Gobain Vetri, Cascina Pulita e greenApes), le associazioni di categoria (Confindustria, Confartigianato Imprese, R.E TE. Imprese Italia e FIOM) e, in rappresentanza del governo, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

stati-generali-della-green-economyAlcuni dati sono emersi molto chiaramente: la green economy è già una realtà importante in Italia ed è destinata a crescere; questo è stato possibile grazie soprattutto (se non esclusivamente) alla dinamicità del mondo imprenditoriale, ma per portare a compimento una radicale transizione verso l’economia verde occorre un intervento molto più deciso della politica.

Insomma: le imprese hanno fatto e stanno facendo tantissimo ma non possono più essere lasciate sole. Defiscalizzazione, snellimento della burocrazia, incentivi all’ecoinnovazione, investimenti in ricerca e sviluppo, finanziamento di start-up: questo è quello che in mondo imprenditoriale della green economy chiede alla politica.

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L’intervento del Ministro Poletti (Foto: Eliana Rapisarda)

Le parole del Ministro hanno strappato qualche applauso ma non sono sembrate illuminanti:

Siamo pienamente consapevoli che la green economy sia un pilastro essenziale del processo di ripresa economica – ha detto Poletti -. La prima cosa da fare come decisori politici è quella di fare regole semplici, certe e che durino nel tempo.

 

Pochissimi e generici i riferimenti alla green economy:

Abbiamo bisogno di costruire una cultura della reputazione prima ancora che un sistema di norme – ha aggiunto il Ministro -. Le pubbliche amministrazioni devono dare l’esempio adottando comportamenti virtuosi.

Puntuale la risposta di Maurizio Marcelli della FIOM-CGIL:

Il governo vuole uscire dalla crisi riproponendo il modello economico che l’ha prodotta con l’oliata dell’abbattimento del costo del lavoro? Il nuovo modello di riferimento deve essere basato su innovazione del prodotto, qualità del lavoro e efficienza complessiva del Paese, ma per fare questo occorrono investimenti pubblici che ora non ci sono.

Nel corso di questi Stati Generali è emerso con chiarezza lo squilibrio tra dinamicità delle imprese e immobilismo della politica. Qualcosa deve cambiare: se nel corso del prossimo anno non ci saranno chiari segnali di svolta i prossimi Stati Generali non si potranno limitare a rinnovare le raccomandazioni già espresse nel documento finale del 2014.



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