Galletti: L’Italia adotterà il pacchetto clima-energia 2030

di Francesco Paniè
Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti

Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti
(foto Huffington Post)

«L’Italia accoglierà con favore le proposte contenute nel pacchetto clima-energia 2030 dell’Ue».

Lo ha dichiarato ieri il ministro Gian Luca Galletti, durante il Consiglio ambiente di Bruxelles. Il nostro Paese accetterà dunque un taglio del 40% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del ’90 e si sforzerà per raggiungere – insieme a tutti gli altri Stati dell’Unione – un complessivo consumo del 27% di energie rinnovabili.

Il nuovo governo accetta dunque un compromesso al ribasso, ponendosi da subito su un binario meno “ambientalista” rispetto al precedente. Gli obiettivi proposti dall’Unione europea hanno infatti già da tempo scatenato le reazioni deluse delle associazioni. Accettarli senza batter ciglio significa, affermano, decidere di non scontentare le lobby del carbone.

Legambiente, WWF, Greenpeace e molte altre sigle dell’ambientalismo avevano manifestato venerdì scorso, 28 febbraio, davanti a Montecitorio per chiedere all’esecutivo di farsi garante di una politica ambientale che guardasse al futuro invece che alla tutela dello status quo. Le proposte della piazza si potevano anche riassumere in obiettivi precisi: 55% di CO2 in meno, 45% di energie pulite e 40% di efficienza energetica, tutti e tre vincolanti per ciascuno Stato. L’ex capo del dicastero, Andrea Orlando, sembrava aver scelto di prestare orecchio alle istanze degli ambientalisti.

A gennaio, infatti, insieme a 7 pari grado di altri Stati, aveva messo la propria firma in calce a una lettera che chiedeva all’Ue target vincolanti a livello dei singoli Stati. Riduzione della CO2, aumento del consumo di energia rinnovabile e maggiore efficienza energetica dovevano essere regolamentati in maniera più stringente, a loro parere. Solo così sarebbe stato possibile avviare l’Europa verso un affrancamento dalle importazioni e dal consumo di energia proveniente da fonti fossili.

A dar loro ragione è uno studio dell’European Renowable Research Council, secondo il quale investendo sulle rinnovabili sarebbe possibile generare 4 milioni e mezzo di posti di lavoro in più, ottenendo contemporaneamente un risparmio di 370 miliardi di euro sulle importazioni di combustibili fossili. Invece niente da fare, ancora una volta sembra che il cambiamento climatico resterà fuori dall’agenda europea. Il guaio è che, se non è il Vecchio continente a tirare la carretta verso un futuro di sostenibilità, non sarà nessun altro.

Gli interessi dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) vanno in tutt’altra direzione, così come quelli americani. Il cambio di passo a livello politico poteva venire soltanto dall’Europa, anche in vista della conferenza di Parigi del 2015. Se l’Unione fosse in grado di portare una proposta forte al tavolo francese del prossimo anno, il mondo intero potrebbe sperare di dare avvio a un ripensamento delle politiche energetiche.

Ma finché i governi resteranno legati ai produttori di energie inquinanti, il futuro low carbon che i movimenti ecologisti auspicano resterà soltanto nelle loro dichiarazioni.



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