Expo 2015, italiani grassi e malnutriti: ecco il ritratto dei padroni di casa del forum mondiale sull’alimentazione

di Rosy Matrangolo

Siamo sicuri di poterci definire veri intenditori del mangiar sano? Expo 2015 è alle porte e Milano sarà teatro di un evento mondiale in cui protagonisti saranno: sana alimentazione, rispetto per l’ambiente e consapevolezza della disuguaglianza tra Paesi del mondo rispetto al diritto al cibo e all’ acqua.

Ma gli italiani, a proposito di “Nutrire il pianeta”, sanno nutrirsi in maniera equilibrata? Anna Villarini, nutrizionista e ricercatrice all’Istituto dei tumori di Milano, in un recente dibattito parla della nostra società come di persone grasse e malnutrite.

«Perché nel tempo è cambiata la nostra alimentazione e la scelta dei cibi che privilegiamo: troppi grassi e cereali raffinati a discapito del consumo di ortaggi, legumi e frutta. Il succo di frutta e le bibite gassate stanno rischiando lentamente di sostituirsi al consumo d’acqua rivelandosi nemici mortali per il nostro corpo».

 

Nel 2013 è ulteriormente crollata la percentuale di consumo di frutta e verdura, soprattutto tra le nuove generazioni. Le prime, ormai, a vero rischio di malattie legate alla cattiva alimentazione.

A RISCHIO SIN DA BAMBINI

Uno specchio del Paese che desta preoccupazione perché riguarda le nuove generazioni: nel centro e nel Meridione, infatti, un minore su tre è in sovrappeso e il 5% dei bambini in Italia soffre di ipertensione, problema legato strettamente al tipo di alimentazione e non causato esclusivamente da fattori ereditari.

expo2015I bambini sono un segnale di un atteggiamento che riguarda tutte le fasce della popolazione. Guardando alle cause di morte nel Paese, Villarini sostiene che da un lato diminuiscono i decessi per malattie infettive (la maggior cura del corpo e l’igiene fanno la loro parte), dall’altro sono in aumento le morti per malattie cardiovascolari, diabete, ictus e tumori. Quest’ultimo è un dato nuovo, dato dal fatto che la scienza sta riconoscendo un rapporto diretto tra stile di vita (compreso il regime alimentare) e comparsa di particolari forme tumorali.

Bisogna intenderci: stiamo parlando di fattori di rischio, di possibilità. Ma i nutrizionisti parlano ormai da tempo di globalizzazione dell’alimentazione, ossia scegliere alimenti prodotti in Paesi lontani e che richiedono l’uso di potenti conservanti per il trasporto e la lunga conservazione. Lo stesso dicasi per la mcdonaldizzazione, ossia quel processo di omologazione delle scelte alimentari che mette da parte i fattori culturali preferendo la proposta di menu “for all”.

GLI SPOT INGANNEVOLI

Fattori culturali che influenzano il nostro modo di mangiare, sono tre: il tempo (mangiamo sempre più di corsa), la psiche (il nostro cervello ci manda precisi impulsi e desideri) e l’ambiente (la famiglia, gli amici e l’informazione). Ed è qui che l’Italia è nuovamente protagonista. In negativo. Sempre la nutrizionista Anna Villarini ha spiegato:

«in un anno, oltre 31.500 spot pubblicitari di prodotti alimentari proposti alla tv nella fascia oraria legata alle trasmissioni per bambini sono di cibi non salutari, che predispongono a sovrappeso, obesità e sindrome metabolica».

 

Inganni pensati per giocare sulle caratteristiche naturali che molti prodotti già esaltano e che non sono dunque legati a questa o quella marca.

OCCHIO ALLE ETICHETTE – LA NUOVA LEGGE

Diventerà legge in Italia soltanto nel 2016, un anno dopo il tanto atteso Expo, la normativa europea che obbliga i produttori a fornire etichette scientificamente corrette sugli alimenti confezionati, che non lascino spazi a dubbi o a fraintendimenti. Un esempio su tutti: un alimento senza zucchero riguarda soltanto l’assenza di glucosio, ma il saccarosio della frutta è in egual modo uno zucchero.

«La nuova legislazione sull’etichettatura – spiega lo European food information council – ha lo scopo di dare più potere ai consumatori nel prendere decisioni alimentari più informate. Comunque, la sfida rimane quella di generare e promuovere l’interesse per un mangiare sano tra i consumatori. Fornire informazioni consistenti attraverso prodotti alimentari, permetterà di raggiungere una maggiore consapevolezza e di usare le informazioni nutrizionali».

 



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