Dalla Cannabis l’esempio di una vera green economy

di Cristiana Priore
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Il bel verde cupo e intenso della canapa torna a guardare il cielo. Dai 100.000 ettari di floride piantagioni italiane di sessant’anni fa ne restano ora solo 200. Eppure la canapa significava per il nostro paese alimentazione, protezione e vestiario.

Nel dopoguerra una campagna di demonizzazione ne ha quasi cancellato il ricordo, poiché le sue virtù minacciavano l’esplosione industriale del secondo dopoguerra. Ma c’è chi quel ricordo l’ha ripulito dalla polvere del tempo e ha riscoperto le incredibili qualità di questa pianta stimolandone il ritorno in Italia.  Nascono quindi diverse realtà sul territorio italiano intorno a questa coltivazione riunite insieme in ASSOCANAPA (Coordinamento Nazionale per la Canapicoltura).

A Conversano, in Puglia, esiste una promettente realtà che si occupa di canapa. Abbiamo conosciuto Claudio Natile, un giovane di 28 anni, presidente di CanaPuglia, un’associazione culturale che mira a diffondere la consapevolezza del valore della canapa per l’uomo, l’ambiente e l’economia. Con lui collaborano tanti giovani, quasi tutti sotto i trent’anni, che condividono l’affermarsi di questo cambiamento.

«La Cannabis sativa utilizzata nel progetto CanaPuglia – ci spiega Claudio – è una varietà certificata e selezionata per avere un trascurabile contenuto di THC, che ne costituisce il principio attivo farmacologico e psicotropo, e pertanto ne è consentita la coltivazione».

La canapa (Cannabis sativa) diventa in questi tempi di dominio della chimica e della plastica, in questi tempi di crisi soprattutto ambientale, una finestra che si spalanca su un futuro possibile e che porta con sé, grazie alle sue numerose virtù, la speranza di un profondo rinnovamento culturale.

Grazie ad un finanziamento ricevuto dalla Regione Puglia nel 2010, i ragazzi di CanaPuglia hanno potuto investire in un primo campo sperimentale in collaborazione con gli agricoltori locali. In questi pochi anni si sono raggiunti significativi successi dal punto di vista della rinnovata attenzione e sensibilizzazione nei confronti delle virtù della canapa e la nascita di una piccola linea alimentare e di una rete di sostenitori, agricoltori e rivenditori distribuiti su tutto il territorio regionale.

Tuttavia la sperimentazione continua anche in altre aree agricole della Puglia con analisi a campione delle piante da parte dell’Università di Bari, per capire quali sono le aree che permettono migliori condizioni di crescita per la canapa.

Per CanaPuglia e per tutte le associazioni nate intorno a questo obiettivo comune, la canapa è la risposta a molti dei problemi che attualmente l’era del petrolio infligge alla nostra civiltà. Le risorse di questa pianta peraltro già ben note in passato, adesso possono essere più che valide alternative a molti dei nostri beni anche di uso quotidiano. Infatti possono essere ricavati circa 25.000 prodotti diversi e tutti sostenibili, senza contare la capacità di stoccaggio di CO2 decisamente superiore a quella delle foreste, di miglioramento del terreno e di assorbimento di alcuni metalli pesanti, che la rendono un valido strumento per le bonifiche dei terreni inquinati. Si possono ricavare tessuti naturali, alimenti di elevata qualità nutrizionale, carta, cosmetici, medicinali, materiali plastici biodegradabili, materiali eccellenti per la bioedilizia, lettiere per animali, cordami, energia tramite biomassa, combustibili e ancora tanto altro.

Una miniera di opportunità (in particolare per molte aree del sud) per raggiungere un profitto buono e occupazione nel rispetto dell’ambiente. CanaPuglia è uno dei tanti tentativi di rivalutare questa pianta e ristabilire il significato culturale della sua coltivazione. In particolare è un progetto sociale riproducibile, che cresce nel suo territorio e promuove opportunità che potrebbero soddisfare i bisogni di molti e il sogno di tanti di restare nella propria terra.

Da un minuscolo seme di canapa l’opportunità di tanto lavoro verde. Di un verde cupo intenso che sa di sole.



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