#ijf14: civic journalism e citizen journalism: media e cittadini insieme per fare informazione

di Giovanna Borrelli

L’informazione cambia forma e si serve degli strumenti messi a disposizione dalla rete per rinnovarsi. Questo il messaggio che emerge con forza dai moltissimi incontri organizzati durante il Festival internazionale del giornalismo di Perugia.

Il giornalismo si trasforma in datajournalism, usa le mappe e i social network per creare comunità, si serve del lavoro dei cittadini per raccontare le notizie: inventa il civic journalism.

Nasce da queste premesse il progetto di inchiesta multimediale Cittadini Reattivi ideato da Rosy Battaglia. L’obiettivo è quello di documentare e raccogliere contribuiti e testimonianze da tutto il paese su casi di biocidio, ecocidio, abusivismo e altre tematiche ambientali per mapparli e metterli in rete.

I Cittadini Reattivi sono cittadini che nel vuoto dell’informazione si raccontano da soli e facendo questo però, non si occupano solamente di conflitto, ma realizzano e diffondono anche buone pratiche, che rappresentano il lato migliore della cittadinanza attiva.

Due gli incontri che l’hanno vista protagonista nel corso della giornata del 3 maggio a Perugia: “I cittadini tra attivismo e giornalismo” e “Tra community e informazione: strumenti di difesa”.

Ad accompagnarla durante entrambi i panel di discussione, il giornalista e scrittore Giuseppe Manzo. La Terra dei Fuochi è stata una delle prime realtà che ha sfruttato i nuovi strumenti digitali per accendere le luci sul problema dei rifiuti. Ben sette anni fa, tramite un progetto di Crowdmapping, i cittadini coinvolti dallo scandalo delle discariche abusive e dei roghi, per primi, hanno iniziato ad attivarsi e a condividere una mappa che ha permesso di geo-localizzare i siti inquinati.

Le iniziative che cercano una sostenibilità economica indipendente, diversa da quella offerta da sponsor e finanziatori che potrebbe compromettere la qualità dell’informazione, sono in grande aumento. E sono queste le esperienze che contribuiscono a creare quella che Pietro Dommarco, giornalista freelance, definisce “informazione del sommerso”. “Un maremoto in terraferma”, dove per terraferma intende i media che dominano l’informazione senza dedicarsi a inchieste e notizie che riguardano i cittadini, l’ambiente, la salute.

Tra gli ospiti invitati a raccontarsi da Rosy Battaglia, anche Chiara Bellini, co- fondatrice di Ecosin, una piattaforma che produce e condivide gratuitamente informazione e cultura sociale e ambientale: «proviamo a essere il collante tra il lavoro sui territori e l’informazione su larga scala».

Così come esemplare è l’esperienza di Marco Bendinelli di Radio Onda d’Urto, emittente bresciana, attiva da tren’anni e nata dall’incontro di cittadini. Totalmente autofinanziata e indipendente, si impegna in diverse tematiche sociali. L’ultima in ordine di tempo è la campagna StopBiocidio che il prossimo 10 maggio porterà in piazza i cittadini contro le nocività sociali e ambientali presenti in grande quantità a Brescia e provincia, anticipando di pochi giorni la manifestazione nazionale per i beni comuni e contro le privatizzazioni del 17 maggio a Roma.

Non è, dunque, solo il giornalismo a cambiare, ma anche la cittadinanza a subire una trasformazione nel suo ruolo. Da passiva diventa attiva e concretamente aiuta a elaborare le notizie. Citizen journalism da un lato e civic journalism dall’altro collaborano insieme per realizzare l’unico obiettivo del giornalismo, fare informazione. L’idea è che grazie alla rete si possa superare la crisi dei media di oggi e tornare a dire, con le parole di Jeff Jarvis, che «Non ci sono giornalisti, c’è solo il servizio del giornalismo».

 



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