Cambiamenti climatici, mini guida alla lettura del Quinto Rapporto dell’IPCC

di Sara Matera

L’ultimo rapporto del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici il famoso IPCC, era datato 2007. Da allora, più di 850 scienziati da tutto il mondo sono a lavoro per produrre la nuova relazione sullo stato del clima globale. Lo scorso 27 settembre è uscita l’attesissima Sintesi per i decisori politici prodotta dal Working Group I che si occupa di studiare le basi fisiche del fenomeno.  Il volume completo è stato presentato il 30 gennaio 2014.

Inutile dire che, se la Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ha riunito così tante “teste pensanti” per scriverlo, il rapporto va assolutamente letto. Non vi spaventate di fronte alle 1500 pagine, ai 600 diagrammi e alle 9000 pubblicazioni scientifiche citate nella versione integrale: se non siete fisici dell’atmosfera né appassionati di modelli matematici e simulazioni computerizzate, la breve Sintesi per i decisori politici (27 pagine) è un punto di partenza più che sufficiente. Anche questa versione ridotta, infatti, è stata attentamente revisionata da oltre 1000 esperti internazionali che hanno proposto e discusso più di 54.000 commenti prima di approvare e diffondere la versione definitiva.

La prima pagina del sito dell'IPCC

La prima pagina del sito dell’IPCC

Il primo passo per leggere questo importantissimo documento è andare sul sito istituzionale dell’IPCC (www.ipcc.ch) e scaricare il Summary for Policymakers, ben evidenziato in prima pagina, ma purtroppo non ancora disponibile in italiano.

 

La Sintesi è divisa in cinque parti: nell’introduzione si presenta brevemente il lavoro con particolare riferimento alle politiche di trattamento e comunicazione dei dati incerti; nella seconda sezione si presentano i dati sui cambiamenti osservati nel sistema climatico (nell’atmosfera, negli oceani, nella criosfera, nel livello dei mari, nei cicli biogeochimici come quello del carbonio); nella terza parte si parla delle forzanti, naturali e antropogeniche, che guidano i cambiamenti climatici; la quarta sezione è dedicata alle basi metodologiche delle scienze del clima con particolare attenzione alla validazione dei modelli predittivi e alla quantificazione delle risposte del sistema climatico; l’ultima parte, infine, è dedicata alle proiezioni globali e regionali (anche qui: della temperatura, del ciclo dell’acqua, della qualità dell’aria, dell’oceano, dei ghiacci, del livello del mare, e dei cicli biogeochimici); il lavoro si chiude con una valutazione dell’avanzamento del fenomeno del cambiamento climatico e della sua potenziale irreversibilità.

I risultati più rilevanti di ciascuna sezione sono ben evidenziati, anche graficamente, in specifici box colorati.

«Il riscaldamento del clima è inequivocabile – si legge in rilevo nella sezione dedicata ai dati –. Ognuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo dei precedenti dal 1850. Lo strato superiore dell’oceano (0-700 m) si è scaldato tra il 1971 e 2010. Le calotte di ghiaccio della Groenlandia e dell’Antartide stanno perdendo massa. Il tasso di crescita del livello dei mari è stato superiore a quello registrato nei due millenni precedenti. La concentrazione atmosferica di anidride carbonica, metano e ossido di azoto è cresciuta a livelli mai raggiunti negli ultimi 800.000 anni».

Le affermazioni sono piuttosto nette anche per quanto riguarda la valutazione delle cause dei cambiamenti climatici e il metodo scientifico utilizzato per studiarle:

«E’ estremamente probabile che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato a partire dalla metà del ventesimo secolo – si legge a pagina 15 -. I modelli climatici sono migliorati dal Rapporto di Valutazione del 2007. A livello regionale, la fiducia nella capacità del modello di simulare la temperatura è minore; tuttavia, c’è un’alta fiducia nel fatto che la temperatura su scala regionale sia simulata meglio che nel precedente Rapporto di Valutazione».

Ma quali sono le previsioni – o, meglio, le proiezioni – che ci danno questi modelli? Per capirlo bisogna prima dare un’occhiata agli scenari emissivi usati per simulare i possibili andamenti futuri del clima che dipendono, evidentemente, anche dalle politiche energetiche e dallo sviluppo che caratterizzeranno i prossimi anni. Nuovi Representative Concentration Pathways (RCPs) sono stati elaborati appositamente per il quinto Rapporto di Valutazione. Sono quattro, ciascuno identificato dal forzante radiativo complessivo (indicatore del potere climalterante dei gas serra) ipotizzato per l’anno 2100 rispetto a quello del 1750.

I nuovi scenari elaborati dall'IPCC (Fonte: IPCC 2013)

I nuovi scenari elaborati dall’IPCC (Fonte: IPCC 2013)

Queste possibili situazioni future, tradotte in numeri, possono essere inserite nei modelli matematici che cercano di prevedere il clima del futuro; si tratta di sistemi di complesse equazioni differenziali che simulano le dinamiche del clima attraverso potentissimi supercomputers. Questi metodi, sebbene migliorati negli anni, sono ritenuti ancora molto problematici (ne parleremo a breve in un altro post).

Le proiezioni dell'IPCC per (a) temperatura media globale, (b) ghiaccio nell'emisfero settentrionale, (c) acidità degli oceani (Fonte: IPCC, 2013)

Le proiezioni dell’IPCC per (a) temperatura media globale, (b) ghiaccio nell’emisfero settentrionale, (c) acidità degli oceani (Fonte: IPCC, 2013)

Le simulazioni basate sugli scenari ipotizzati dall’IPCC ci dicono che è probabile che la temperatura media globale di superficie aumenti di 1,5°C nello scenario RCP2.6 e di 2°C negli scenari RCP6.0 e RCP8.5 (rispetto alla media del cinquantennio 1850-1900); che il riscaldamento proseguirà oltre il 2100 in tutti gli scenari tranne RCP2.6; che il cambiamento nel ciclo globale dell’acqua non sarà uniforme; che la differenza nelle precipitazioni tra regioni (e stagioni) asciutte e umide crescerà. Si afferma inoltre che l’oceano continuerà a scaldarsi globalmente nel corso del ventunesimo secolo e che il calore penetrerà dalla superficie in profondità interferendo col sistema della circolazione oceanica. È ritenuto molto probabile, inoltre, che anche la copertura di ghiaccio del mare Artico continui a ridursi e assottigliarsi e che la copertura nevosa primaverile diminuisca nell’emisfero settentrionale così come il volume globale dei ghiacciai. Secondo le proiezioni, il livello del mare continuerà a salire in tutti gli scenari: tra circa 2,5 e 6 decimetri nello scenario “migliore” (RCP2.6); tra 5,25 decimetri e 1 metro nel “peggiore” (RCP8.5). Il cambiamento climatico influirà inoltre sul ciclo del carbonio provocando un probabile ulteriore incremento della concentrazione di CO2 in atmosfera e una maggiore acidificazione degli oceani.

Probabile”, “molto probabile”…non sono termini usati a caso. Per interpretare il linguaggio tecnico dell’IPCC occorre ancora un piccolo sforzo: dare uno sguardo alla Guidance Note for Lead Authors of the IPCC Fifth Assessment Report on Consistent Treatment of Uncertainties, uno strumento di cui l’organizzazione si è dotata per gestire la delicata problematica della comunicazione dei dati incerti. Poche pagine per dire che un evento è:

Virtually certain” (virtualmente certo) se è probabile al 99-100%; “Very likely” (molto probabile) se lo è al 90-100%”; “Likely”(probabile) se lo è al 66-100%”; “About as likely as not” (possibile) se è tra il 33% e il 66% di probabilità; “Unlikely” (improbabile) se può occorrere nello 0-33% dei casi; “Very unlikely” (molto imporbabile) nello 0-10%; “Exceptionally unlikely”(Particolarmente improbabile) nello 0-1%.

Che dire…niente paura e buona lettura!



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