Cambiamenti climatici: ambientalisti in piazza per incalzare Renzi e Ue

di Francesco Paniè
Sos Clima

La manifestazione in piazza Montecitorio
(foto: Eco dalle Città)

Le associazioni scendono in piazza per sollecitare l’Ue e il governo sulle politiche di contrasto al riscaldamento globale. Si è svolta ieri mattina in piazza Montecitorio la manifestazione “Europa rispondi”, organizzata da Legambiente, WWF, Coordinamento Free e altre realtà dell’ambientalismo italiano. I partecipanti, un centinaio, hanno esibito sotto la pioggia striscioni e bandiere inneggianti a una inversione di tendenza in tema di politiche energetiche.

Gli ecologisti puntano infatti il dito contro le misure contenute nel pacchetto clima-energia 2030, che prevede un 40% di riduzione delle emissioni interne di CO2 rispetto al 1990, l’aumento (non vincolante per i singoli Stati) delle rinnovabili al 27% e nessun ritocco immediato all’efficienza energetica. Servono target più ambiziosi, spiegano, affinché l’Ue possa svolgere un ruolo decisivo nella trattativa intercontinentale per mitigare il global warming. La richiesta è che l’Italia si faccia sentire sia durante il Consiglio europeo del prossimo 20-21 marzo che durante il semestre di presidenza dell’Unione. Nell’ottica della prossima Conferenza delle Nazioni Unite di Parigi 2015, le associazioni ritengono necessario ridurre i gas climalteranti con misure più decise e di spinta verso una economia low carbon. Senza gettare il cuore oltre l’ostacolo, spiegano, sarà impossibile restare in linea con quel taglio delle emissioni del 80-95% entro il 2050 auspicato dall’Europa stessa. Assicurano che l’unico modo per riuscirci è apporre vincoli validi per ciascun Paese e non soltanto – come invece prevede il pacchetto europeo – a livello comunitario. Le richieste ambientaliste di alzare target si traducono anche in cifre: 55% di riduzione dei gas serra entro il 2030, 45% come quota di rinnovabili, 40% per quanto riguarda l’efficienza energetica. Le sdogana Luca Iacoboni, nuovo responsabile energie rinnovabili di Greenpeace, che considera il Consiglio europeo un appuntamento cruciale:

«Spero che già allora si converga verso una posizione forte e condivisa su questi obiettivi. Non possiamo, come Ue, presentarci divisi alla conferenza di Parigi nel 2015. Sarebbe un pessimo segnale».

Per la verità, almeno in Italia, di politici interessati al tema non sembrano essercene molti. Specialmente nell’esecutivo. In piazza, stamattina, si sono presentati solo Ermete Realacci (Pd), presidente della Commissione Ambiente della Camera, e il senatore M5s Giovanni Girotto.

Ermete Realacci

Ermete Realacci
(foto: Inchiostroverde.it)

«Mi auguro che il nuovo governo non faccia giocare all’Italia una battaglia di retroguardia – ha detto Realacci – Fissare dei paletti è non solo necessario, ma anche utile per uscire dalla crisi economica investendo sulle rinnovabili. Le misure per produrre occupazione, infatti, spesso incrociano politiche ambientali più avanzate. Le più efficaci nel 2013 sono state il credito di imposta per l’edilizia e l’ecobonus. Lo dice il CRESME: hanno prodotto 19 miliardi di euro di fatturato e 280 mila posti di lavoro. Questo significa che non c’è contraddizione, come invece sostiene Confindustria, fra la ripresa economica e le politiche di innovazione in campo ambientale».

Dichiarazioni in linea con il pensiero del senatore Girotto, che però bolla come minoritaria la posizione del presidente della Commissione Ambiente:

Gianni Girotto

Gianni Girotto
(foto: yourepeat.com)

«Le sue battaglie sono in linea con le nostre, ma Realacci è isolato dal suo stesso partito. Eppure, per dare una svolta basterebbe applicare le direttive che già ci sono state date dall’Ue. Per esempio, ogni anno il 3% del patrimonio edile pubblico dovrebbe essere efficientato dal punto di vista energetico. Spero che non verremo sottoposti ad infrazione per non aver adempiuto».

L’insediamento di un nuovo governo, lo spostamento di un ministro dell’Ambiente aperto alle istanze delle associazioni e la sua sostituzione con un “profano” sono segnali preoccupanti per chi era in piazza a chiedere una decisa sterzata in campo ambientale. Senza contare che il dicastero dello Sviluppo economico è adesso in mano a Federica Guidi, ex vicepresidente di Confindustria.

«Vedremo cosa faranno il nuovo ministro dell’ambiente e quello dello sviluppo economico – sospira Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del WWF – Speriamo che il primo sia competente e che il secondo cominci finalmente a curare l’interesse generale».

Anche Simone Togni, presidente dell’Associzione nazionale energia del vento (Anev), chiede che l’ambiente trovi il posto che gli spetta all’interno del programma di governo:

«Tutte le politiche stabilite a livello comunitario in Italia sono state ostacolate da chi voleva mantenere lo status quo. Adesso però l’Europa deve dare un segnale forte per trainare gli altri continenti».



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