Biodinamica: la chiave per una rivoluzione agricola?

di Francesco Paniè
Rudolf Steiner, padre dell'Antroposofia

Rudolf Steiner, padre dell’Antroposofia
(foto: vimeo.com)

Si può fare economia anche senza avvelenare la terra cercando il profitto. Era questa l’idea sottesa al 32° convegno internazionale di agricoltura biodinamica, tenutosi al teatro Odeon di Firenze dal 20 al 23 febbraio. Organizzato dalla Associazione per l’agricoltura biodinamica, è stato un’occasione di incontro fra mondo rurale, scienziati, giornalisti e politici. Si è parlato di qualità del cibo e sovranità alimentare, nonché del ruolo cruciale dell’Italia come motore di un improrogabile rivoluzione del modello agricolo. Medici e amministratori hanno spiegato le ricadute del metodo di coltivazione sulla salute dell’uomo, sull’ambiente e sulla qualità della vita. In questo quadro, gli economisti hanno cercato soluzioni alla difficile sussistenza dell’attività agricola. Non va dimenticata infatti la pressione delle multinazionali sull’Unione europea, unica frontiera anti-ogm rimasta in piedi in Occidente. Le industrie del biotech minacciano la biodiversità e la qualità delle colture italiane e continentali, tentando di abbattere le resistenze degli Stati membri. È un dato di fatto che il 50% della popolazione mondiale si basi, per sostentarsi, su tre soli tipi di colture: grano, riso e mais. Controllare queste specie attraverso i brevetti significa avere in mano la sovranità alimentare di interi continenti. Invece biologico e biodinamico, secondo quanto sostenuto dai partecipanti al convegno, sono in grado di salvaguardare la biodiversità e dar vita a filiere locali virtuose. Che il settore del bio goda di ottima salute non è un segreto: durante la crisi tutt’ora in corso è uno dei pochi comparti in crescita dell’economia nazionale, oltre che una nicchia di occupazione giovanile.

Rudolf-Steiner

(foto: purocuorefranoi.com)

Ma ci sono anche ragioni etiche dietro la scelta bio. E sono forse le più forti. Specialmente se si parla di biodinamico. Cos’è infatti l’agricoltura biodinamica? Quali sono le sue particolarità?

Per chiarire il concetto è necessario risalire al suo inventore, il filosofo Rudolf Steiner, vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento. Steiner è il fondatore dell’Antroposofia, una corrente di pensiero che lo ha portato a gettare le basi di una nuova concezione dell’uomo e del suo rapporto con il cosmo. Grazie a lui sono nate una pedagogia, una medicina, un’architettura e un’agricoltura nuove.

La biodinamica affonda le sue radici teoriche nel 1924. Era la risposta di Rudolf Steiner a un gruppo di agricoltori che gli chiedeva indicazioni pratiche per risolvere i problemi generati alle colture dai prodotti chimici nella concimazione e nella difesa delle piante. Si diffondevano in quegli anni anche nuove tecniche di selezione e di intensivizzazione dell’agricoltura: quelle che hanno portato a un forte calo delle varietà di colture e a un’esplosione della monocoltura a seguito dell’oligopolio delle sementi, in mano a poche grandi corporations.

L’azienda agricola biodinamica invece è un vero e proprio organismo vivente a ciclo chiuso, inserito nel contesto di un cosmo alle cui leggi soggiace. L’agricoltore biodinamico, che nella concezione steineriana è qualcosa di molto simile a uno scienziato-filosofo conosce le fasi della luna, le maree, e adotta un metodo pratico che ne esalta l’effetto sull’agricoltura. Coltivare biodinamicamente non vuol dire applicare meccanicamente un metodo fisso. Si tratta piuttosto di un indirizzo per il pensare e l’agire, che poi andrà modellato alle condizioni ambientali e nelle zone di coltivazione. Ogni pianta o animale dell’azienda agricola partecipa in maniera funzionale ed indivisibile al sistema, coordinata dal lavoro dell’essere umano.

Tacciata di essere una disciplina pseudoscientifica, la biodinamica è definita una scienza dello spirito, i cui princìpi vengono oggi portati avanti (fra gli altri) dal contadino-filosofo Pierre Rabhi, fondatore del Movimento dei colibrì. Si tratta di una piattaforma di scambio per soggetti che sviluppano progetti di agroecologia e agricoltura di prossimità. Il progetto ha trovato applicazione pratica in diverse realtà della Francia e dell’Africa.



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