Abusi edilizi: Legambiente contro la nuova proposta blocca-ruspe

di Francesco Paniè
L'ecomostro di Scala dei Turchi in Sicilia

L’ecomostro di Scala dei Turchi in Sicilia
(foto: nanopress.it)

L’edilizia illegale non conosce crisi. È il giudizio che emerge dai dati di Legambiente, presentati giovedì a Roma nel dossier 2013 stilato dall’associazione. Il convegno, dal titolo “L’Italia frana il Parlamento condona”, ha riunito procuratori, avvocati e politici.

L’indagine dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente ha portato alla luce numeri preoccupanti: in particolare per le zone del Mezzogiorno. Sicilia e Campania svettano nella classifica dell’abusivismo, rispettivamente con il 16,6% e il 15,7% degli edifici irregolari sul demanio marittimo. Seguono Sardegna e Puglia (14,8% e 14%).

Ma il problema non riguarda solo le coste. L’anno scorso, su tutto il territorio, sono stati perpetrati 26 mila nuovi abusi: il 13% delle nuove costruzioni. Significa che oltre una casa su dieci non è stata costruita a norma di legge.

Negli anni 2003-2011, il CRESME (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio) ha censito la cifra record di 258 mila infrazioni, che hanno mosso un’economia nera da 18 miliardi di euro. Il benestare delle amministrazioni locali al cospetto degli abusi è una piaga che infesta soprattutto il meridione, suffragando in parte le tesi del rapporto. In questo giro d’affari entra sovente la criminalità organizzata. Succede attraverso un ciclo del cemento illegale che, se da una parte offre un risparmio all’acquirente, dall’altra esternalizza costi che ricadono sulla sicurezza dei lavoratori e degli stessi inquilini.

Come reagire al dilagare dell’illegalità? Gli interventi al convegno promosso da Legambiente sono pressoché unanimi nelle risposte: si esce da questa situazione con una riscossa della politica. I sindaci non vanno lasciati soli, o non avranno la forza e l’interesse per opporsi alle mafie e alle continue richieste di sanatoria. Firmare ordinanze di abbattimento delle abitazioni significa gettarsi con tutti i piedi in una palude di ricorsi, proteste, manifestazioni. E non sono in molti, fra i primi cittadini, ad avere la forza di prendere di petto la situazione.

Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera

Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera
(foto: 50canale.tv)

A dirlo sono i dati: in media, solo al 10% delle ordinanze segue poi l’arrivo delle ruspe. Peggio ancora riesce a fare la città di Napoli, con il 4% (700 su 16 mila). Lo Stato potrebbe venire incontro agli Enti locali, ma finora non ha saputo far altro che votare 3 condoni (1985, 1994 e 2003), provandoci altre 22 volte dal 2010 ad oggi. L’ultima proposta blocca-ruspe, per la verità, è del luglio 2013. Approvata dal Senato, in questi giorni infatti è arrivata alla Camera. Si tratta di un ddl a firma Ciro Falanga, senatore di Forza Italia. Propone un elenco di priorità necessarie a scegliere gli immobili da abbattere, che le Procure dovrebbero osservare. Prima di buttare giù una villetta sulla spiaggia o un albergo fronte mare, secondo Falanga il magistrato dovrebbe occuparsi delle case non finite, di quelle utilizzate a scopi criminali e delle proprietà di boss mafiosi.

«Si tratta di un tentativo di complicare il lavoro delle Procure

ha criticato durante l’incontro Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera – Così com’è, però, non verrà mai licenziata dalla Camera: accetto scommesse. Comunque il segnale è stato dato. Ed è un brutto segnale, che pone il governo dalla parte degli abusivi. Dicono che esiste una grossa fetta di abusivismo di necessità. Questo però è spesso un alibi e solo qualche volta un dato di realtà».

Il presidente della Commissione ambiente ha anche depositato una proposta di legge: tempi certi per l’acquisizione dell’immobile abusivo al patrimonio statale (60 giorni), 150 milioni da destinare agli abbattimenti, scioglimento dei Comuni che non adottano il piano di demolizione degli immobili abusivi. La legge però giace in un cassetto e, a detta dello stesso Realacci, sarà difficile da calendarizzare.

Stessa sorte per il collegato ambientale alla legge di stabilità, stilato dal ministero dell’Ambiente. Con esso si propone di dedicare 10 milioni all’abbattimento di immobili nelle zone R4, cioè ad elevato rischio idrogeologico. Una miseria, eppure anche in questo caso non si muove una foglia. Fatti che stizziscono il presidente di Libera, Enrico Fontana:

Enrico Fontana, direttore di Libera

Enrico Fontana, direttore di Libera

 «D’accordo, il ddl Falanga non uscirà dalla Camera, ma il problema è che non esce altro. Non è possibile che il meglio che ci possa capitare è la bocciatura di una legge sbagliata. Quel disegno di legge non va respinto, ma deve essere stravolto cambiandolo in meglio. Servono misure positive invece che nessuna misura».

 

 

 

 



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